Re: L'università ritorna un lusso per pochi
> Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità.
meno male. C'è bisogno di manodopera. Non lo dico con disprezzo lo dico
con la consapevolezza che stamattina non sono riuscito a trovare un
idraulico che venisse a farmi un lavoro. Per fortuna che mi ha fatto un
piacere un amico idraulico. I suoi figli non vogliono più fare gli
idraulici (e avrebbero una bella attività avviata)...vogliono fare i
manager d'azienda...e non capiscono un tubo di matematica (sono 2 anni
che non riescono a passare matematica generale). Figuriamoci!
> Ma sono
> soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
ma non esageriamo. Il costo dell'università in italia è pressoché
determinato dal vivere fuori e non certo dalle tasse o dai libri.
> TORINO
> È stata una sbornia d'inizio millennio, drogata dall'esplosione delle lauree
> brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il
> mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che
> avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo
> ricominciato a distanziarci. E l'Università sta diventando affare per pochi.
direi meno male perché adesso si laurea anche mi' nonna in carriola!
> Sempre meno e sempre più ricchi. E l'alta formazione di massa? Si sta
> lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e
> tagli ai finanziamenti.
ma quale formazione? vi pare che le lauree facili date da 10 anni a
questa parte siano una cosa seria?
> La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a
> cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a
> scendere.
per forza uno fa i conti dell'oste. Uno adesso si laurea per andare a
fare lo stesso lavoro che farebbe senza laurea!
In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del
> 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O,
> almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per
> cento dei diplomati) si iscrivevano all'università. Oggi siamo sprofondati
> in basso: all'ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei
> ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l'esame di
> maturità.
magari abbiamo meno persone volonterose e più fancazzisti che vorrebbero
diventare tutti come quelli del GF o di XFactor.
> «La riforma del 3+2 ha prodotto un'ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto
> che l'Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega
> Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando
> si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne
> le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio
> di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è
> scesa al 15 per cento.
analisi del menga. Col 3+2 era veramente diventata una farsa. Tra il
2003 e il 2007 ho visto laurearsi cani e porci. Non negatelo pure voi...
> Poi ancora giù, quasi un punto all'anno: 14 per cento
> nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole
> scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli
> altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli
> della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono
> cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor
> Piero Cipollone. Per anni, in Banca d'Italia, ha studiato i costi del
> sistema formativo, oggi presiede l'Istituto per la valutazione del sistema
> dell'istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore
> aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte
> addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali
> meno abbienti: l'università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale
> l'investimento».
in italia no.
> La crisi economica dell'ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti
> hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l'80 per
> cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi
> lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti».
> Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane
> provano ad agguantare una laurea.
per poi andare a fare cosa?
> L'austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte
> università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei
> finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d'iscrizione», racconta Diego
> Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di
> questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa
> delle disuguaglianze sociali nell'accesso all'istruzione - «il rischio è che
> il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i
> figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».
ribadisco. Le tasse degli atenei non sono per niente proibitive. Negli
stati uniti sono proibitive ma in italia no. E soprattutto in italia non
ci sono borse di studio serie per chi è veramente meritevole.
> Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo
> in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli
> ultimi vent'anni l'ingresso forse è diventato più democratico, ma l'esito
> finale no.
democratico? e perché dovrebbe essere concesso a tutti di entrare?
vi siete mai fatti un giro per gli atenei italiani di questi tempi?
miriadi di persone che non fanno un tubo e passano il tempo a chattare,
su fb con il wifi dell'università.
>Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi
> ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d'Italia,
> sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non
> arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non
> solo aumenta la probabilità di iscrizione all'università di oltre il 15 per
> cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo
> stesso modo per cento le probabilità di abbandono.
ma io non riesco a capire. E' proprio un male che ci sia un'alta
probabilità di abbandono. Ai miei tempi molti anni fa un buon corso era
quello in cui stroncavano di più. Adesso sembra che se non passi l'esame
di analisi ad ingegneria al primo appello sia quasi una colpa
dell'università. Magari quelli che escono dalle superiori sono dei
cialtroni ignoranti e basta...
> Forse è l'effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica
> di sostegno all'istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano
> su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le
> finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i
> soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno
> un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l'anno ottengono
> una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza.
> Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti.
> In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono
> garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita»,
> attacca Diego Celli.
non sono d'accordo per un'università troppo di massa.