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Titolo discussione:

L'universit ritorna un lusso per pochi

Risposta inviata da: gregorius
Data: 08 Feb 2010, 14:28
L'universit ritorna un lusso per pochi

Da LaStampa,it
http :// tinyurl,com /y8scou2



Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità. Ma sono
soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare

TORINO
È stata una sbornia d'inizio millennio, drogata dall'esplosione delle lauree
brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il
mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che
avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo
ricominciato a distanziarci. E l'Università sta diventando affare per pochi.
Sempre meno e sempre più ricchi. E l'alta formazione di massa? Si sta
lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e
tagli ai finanziamenti.

La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a
cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a
scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del
2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O,
almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per
cento dei diplomati) si iscrivevano all'università. Oggi siamo sprofondati
in basso: all'ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei
ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l'esame di
maturità.

«La riforma del 3+2 ha prodotto un'ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto
che l'Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega
Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando
si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne
le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio
di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è
scesa al 15 per cento. Poi ancora giù, quasi un punto all'anno: 14 per cento
nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole
scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli
altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli
della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono
cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor
Piero Cipollone. Per anni, in Banca d'Italia, ha studiato i costi del
sistema formativo, oggi presiede l'Istituto per la valutazione del sistema
dell'istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore
aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte
addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali
meno abbienti: l'università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale
l'investimento».

La crisi economica dell'ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti
hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l'80 per
cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi
lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti».
Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane
provano ad agguantare una laurea.

L'austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte
università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei
finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d'iscrizione», racconta Diego
Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di
questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa
delle disuguaglianze sociali nell'accesso all'istruzione - «il rischio è che
il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i
figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».

Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo
in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli
ultimi vent'anni l'ingresso forse è diventato più democratico, ma l'esito
finale no. Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi
ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d'Italia,
sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non
arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non
solo aumenta la probabilità di iscrizione all'università di oltre il 15 per
cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo
stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

Forse è l'effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica
di sostegno all'istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano
su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le
finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i
soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno
un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l'anno ottengono
una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza.
Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti.
In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono
garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita»,
attacca Diego Celli.



__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 4847 (20100208) __________

Il messaggio è stato controllato da ESET NOD32 Antivirus.

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Risposta inviata da: mandor
Data: 08 Feb 2010, 15:45
Re: L'università ritorna un lusso per pochi


> Crollano le iscrizioni tra i ragazzi usciti dalla maturità.
meno male. C'è bisogno di manodopera. Non lo dico con disprezzo lo dico
con la consapevolezza che stamattina non sono riuscito a trovare un
idraulico che venisse a farmi un lavoro. Per fortuna che mi ha fatto un
piacere un amico idraulico. I suoi figli non vogliono più fare gli
idraulici (e avrebbero una bella attività avviata)...vogliono fare i
manager d'azienda...e non capiscono un tubo di matematica (sono 2 anni
che non riescono a passare matematica generale). Figuriamoci!

> Ma sono
> soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare

ma non esageriamo. Il costo dell'università in italia è pressoché
determinato dal vivere fuori e non certo dalle tasse o dai libri.

> TORINO
> È stata una sbornia d'inizio millennio, drogata dall'esplosione delle lauree
> brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il
> mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che
> avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo
> ricominciato a distanziarci. E l'Università sta diventando affare per pochi.

direi meno male perché adesso si laurea anche mi' nonna in carriola!

> Sempre meno e sempre più ricchi. E l'alta formazione di massa? Si sta
> lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e
> tagli ai finanziamenti.

ma quale formazione? vi pare che le lauree facili date da 10 anni a
questa parte siano una cosa seria?

> La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a
> cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a
> scendere.

per forza uno fa i conti dell'oste. Uno adesso si laurea per andare a
fare lo stesso lavoro che farebbe senza laurea!

In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del
> 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O,
> almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per
> cento dei diplomati) si iscrivevano all'università. Oggi siamo sprofondati
> in basso: all'ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei
> ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l'esame di
> maturità.

magari abbiamo meno persone volonterose e più fancazzisti che vorrebbero
diventare tutti come quelli del GF o di XFactor.

> «La riforma del 3+2 ha prodotto un'ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto
> che l'Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega
> Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando
> si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata, ma a farne
> le spese non sono stati tutti: nel 2000 un neoiscritto su cinque era figlio
> di persone con al massimo la quinta elementare; nel 2005 la percentuale è
> scesa al 15 per cento.
analisi del menga. Col 3+2 era veramente diventata una farsa. Tra il
2003 e il 2007 ho visto laurearsi cani e porci. Non negatelo pure voi...

> Poi ancora giù, quasi un punto all'anno: 14 per cento
> nel 2006, 13 nel 2007. Ora siamo al 12. Di anno in anno le matricole
> scendono, portandosi appresso i giovani delle classi sociali più deboli. Gli
> altri - quelli con genitori laureati - crescono poco alla volta. I figli
> della classe media - genitori diplomati - tengono botta. «Forse sono
> cambiate le aspettative sul valore dei titoli di studio», dice il professor
> Piero Cipollone. Per anni, in Banca d'Italia, ha studiato i costi del
> sistema formativo, oggi presiede l'Istituto per la valutazione del sistema
> dell'istruzione e dice che «la laurea non offre più un consistente valore
> aggiunto: un laureato spesso guadagna poco più di un diplomato, a volte
> addirittura meno. Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali
> meno abbienti: l'università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale
> l'investimento».

in italia no.

> La crisi economica dell'ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti
> hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l'80 per
> cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi
> lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti».
> Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane
> provano ad agguantare una laurea.
per poi andare a fare cosa?


> L'austerity imposta dal governo agli atenei ha fatto il resto. «Molte
> università hanno pensato bene di controbilanciare il taglio dei
> finanziamenti ministeriali aumentando le tasse d'iscrizione», racconta Diego
> Celli, presidente del Consiglio nazionale degli studenti universitari. Di
> questo passo - è il timore del professor Checchi, che da tempo si occupa
> delle disuguaglianze sociali nell'accesso all'istruzione - «il rischio è che
> il divario si allarghi ulteriormente, anche se sarei cauto nel dire che i
> figli delle classi medio-basse stanno fuggendo dagli atenei».
ribadisco. Le tasse degli atenei non sono per niente proibitive. Negli
stati uniti sono proibitive ma in italia no. E soprattutto in italia non
ci sono borse di studio serie per chi è veramente meritevole.

> Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo
> in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli
> ultimi vent'anni l'ingresso forse è diventato più democratico, ma l'esito
> finale no.
democratico? e perché dovrebbe essere concesso a tutti di entrare?
vi siete mai fatti un giro per gli atenei italiani di questi tempi?
miriadi di persone che non fanno un tubo e passano il tempo a chattare,
su fb con il wifi dell'università.

>Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi
> ha redditi bassi». Studi recenti di vari istituti, tra cui la Banca d'Italia,
> sembrano dargli ragione. In Italia il 45 per cento degli universitari non
> arriva alla laurea. La presenza in famiglia di un genitore laureato, non
> solo aumenta la probabilità di iscrizione all'università di oltre il 15 per
> cento rispetto a genitori con la licenza di scuola media, ma riduce allo
> stesso modo per cento le probabilità di abbandono.

ma io non riesco a capire. E' proprio un male che ci sia un'alta
probabilità di abbandono. Ai miei tempi molti anni fa un buon corso era
quello in cui stroncavano di più. Adesso sembra che se non passi l'esame
di analisi ad ingegneria al primo appello sia quasi una colpa
dell'università. Magari quelli che escono dalle superiori sono dei
cialtroni ignoranti e basta...

> Forse è l'effetto di decenni trascorsi a galleggiare senza una vera politica
> di sostegno all'istruzione. «Gli enti per il diritto allo studio funzionano
> su base regionale - racconta Checchi - assegnano le idoneità ma poi le
> finanziano finché ci sono i soldi. È una farsa: le graduatorie ci sono, i
> soldi no. Così tanti che avrebbero diritto a un aiuto non ricevono nemmeno
> un euro». E così, addio università. Quasi 200 mila studenti l'anno ottengono
> una borsa di studio, ma tra gli aventi diritto uno su quattro resta senza.
> Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti.
> In altre non si supera il 50 per cento. «Per di più anche dove sono
> garantite per tutti, le borse non tengono conto del reale costo della vita»,
> attacca Diego Celli.

non sono d'accordo per un'università troppo di massa.

Risposta inviata da: xyxyxyxyxy
Data: 08 Feb 2010, 23:42
Re: L'università ritorna un lusso per pochi

On Mon, 08 Feb 2010 14:45:25 GMT, mandor <mandor@XXX,com > wrote:

>> Ma sono
>> soprattutto i figli delle classi più deboli a rinunciare
>
>ma non esageriamo. Il costo dell'università in italia è pressoché
>determinato dal vivere fuori e non certo dalle tasse o dai libri.
>
Ho limpressione che le "classi deboli" abbiano piu' facilita' a
trovare lavoro. Tanti si iscrivono e poi abbandonano appena hanno
trovato lavoro.

>> E l'alta formazione di massa?

Se le "masse" fossero interessata all'"alta formazione" studierebbero
di piu' gia' nelle secondarie.
Tanti adorano essere ignoranti.

> Uno adesso si laurea per andare a
>fare lo stesso lavoro che farebbe senza laurea!

A volte preferiscono il non laureato, spesso meno presuntuoso e piu'
disposto ad imparare.

>> «La riforma del 3+2 ha prodotto un'ondata di entusiasmo. Qualcuno ha creduto
>> che l'Università, diventando più corta, fosse diventata più facile», spiega
>> Daniele Checchi, docente di Economia politica alla Statale di Milano. Quando
>> si è capito che così non era la corsa agli atenei si è arrestata

?? La laurea quinquennale e' addirittura diventata piu' facile della
vecchia quinquennale. S'informasse...
Infatti

> Tra il
>2003 e il 2007 ho visto laurearsi cani e porci. Non negatelo pure voi...
>


>> Non mi meraviglia la fuga dei figli delle classi sociali
>> meno abbienti: l'università oggi è un costo, ma non sempre il risultato vale
>> l'investimento».
>
Gia', a volte le "classi deboli" sono interessate al risultato
economico piu' di quelle forti.

>> La crisi economica dell'ultimo anno e mezzo ha pesato, e non poco. Molti
>> hanno battuto in ritirata. Chi ha tenuto duro fa gli straordinari: l'80 per
>> cento di chi ha alle spalle una famiglia a basso reddito prova a laurearsi
>> lavorando, e una buona parte rientra sotto la voce «lavoratori-studenti».
>> Otto ore al giorno cercano di guadagnarsi da vivere; nel tempo che rimane
>> provano ad agguantare una laurea.
>per poi andare a fare cosa?
>
Lo stesso lavoro ma con stipendio aumentato per via legale o
sindacale.

>ribadisco. Le tasse degli atenei non sono per niente proibitive. Negli
>stati uniti sono proibitive ma in italia no. E soprattutto in italia non
>ci sono borse di studio serie per chi è veramente meritevole.
>
Pagare un minimo di tassa dovrebbe servire anche a far capire che
l'Uni e' una cosa seria e andrebbe sfruttata per studiare, non per
comprare un titolo. Secondo me dovrebbero anche rimettere la "tassa
ripetizione esame", andata in cavalleria dal 68.

>> Vero. Ma le barriere restano, anzi, sembrano sempre più massicce, e non solo
>> in ingresso. «Gli steccati non sono stati superati», ammette Checchi. «Negli
>> ultimi vent'anni l'ingresso forse è diventato più democratico, ma l'esito
>> finale no.
>democratico? e perché dovrebbe essere concesso a tutti di entrare?
>vi siete mai fatti un giro per gli atenei italiani di questi tempi?
>miriadi di persone che non fanno un tubo e passano il tempo a chattare,
>su fb con il wifi dell'università.
>
Sarebbe ancor piu' democratico concedere a tutti (indipendentemente da
eta' e titolo di studio) di entrare dopo un test di ingresso che
garantisca che siano in grado di seguire i corsi e facciano sperare
che non si dedichino al fancazzismo. Eliminare poi quelli che in due
anni non hanno dato prova di essere "capaci e meritevoli", come dice
la costituzione.

>>Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi
>> ha redditi bassi».

E allora? Si potrebbe pensare che sia abbandoni che redditi bassimi
siano conseguenza di una tendenza familiare al parassitismo.
>
> Magari quelli che escono dalle superiori sono dei
>cialtroni ignoranti e basta...

Questo ormai e' garantito da una scuola "educatrice"...

[borse per universitari]
>> Solo otto regioni riescono a sostenere tutti quelli che hanno i requisiti.
>> In altre non si supera il 50 per cento.
>
>non sono d'accordo per un'università troppo di massa.

I "requisiti" fissati sono quelli giusti? Qualche anno fa (so io dove)
c'e' stato una invasione di borsisti che si sono rivelati ben peggiori
degli studenti ordinari. Tanto tempo fa c'erano i greci: da loro c'era
il numero chiuso ed a chi non poteva entrare da loro davano una borsa
per l'Italia (era una "riparazione di guerra").


Risposta inviata da: abba@freemail,it
Data: 08 Feb 2010, 22:42
Re: L'universit ritorna un lusso per pochi

On Mon, 08 Feb 2010 22:42:13 GMT, xyxyxy@xyxyxy.xy (xyxyxyxyxy) wrote:

>On Mon, 08 Feb 2010 14:45:25 GMT, mandor <mandor@XXX,com > wrote:


>Ho limpressione che le "classi deboli" abbiano piu' facilita' a
>trovare lavoro.

dici che il figlio dell'avv./ing./arch. che lavora nello studio di papa`
ha difficolta`a trovare clienti?

Tanti si iscrivono e poi abbandonano appena hanno
>trovato lavoro.

eh, bèh, lavorare e studiare contemporaneamente non e`
proprio quel che si dice agevole...

>A volte preferiscono il non laureato, spesso meno presuntuoso e piu'
>disposto ad imparare.

e, soprattutto, piu`disposto ad essere sottopagato...

>?? La laurea quinquennale e' addirittura diventata piu' facile della
>vecchia quinquennale. S'informasse...

io ci credo: con la fame di iscrizioni che c'e`...

>Gia', a volte le "classi deboli" sono interessate al risultato
>economico piu' di quelle forti.

Scandaloso. - Che tempi! :-)

>>per poi andare a fare cosa?
>>
>Lo stesso lavoro ma con stipendio aumentato per via legale o
>sindacale.

dici niente!

>>ribadisco. Le tasse degli atenei non sono per niente proibitive. Negli

della serie: "Oste, com'e`il tuo vino?"

>>democratico? e perché dovrebbe essere concesso a tutti di entrare?

e perche`non dovrebbe essere concesso?

>vi siete mai fatti un giro per gli atenei italiani di questi tempi?
>>miriadi di persone che non fanno un tubo e passano il tempo a chattare,
>>su fb con il wifi dell'università.

sono i figli delle "classi deboli"?
>>
>Sarebbe ancor piu' democratico concedere a tutti (indipendentemente da
>eta' e titolo di studio

e classe sociale, direi...

>(...) di entrare dopo un test di ingresso

ma perche`, ora non e`cosi`?

>>>Le probabilità di abbandono pendono fortemente dalla parte di chi
>>> ha redditi bassi».
>
>E allora? Si potrebbe pensare che sia abbandoni che redditi bassimi
>siano conseguenza di una tendenza familiare al parassitismo.

eh, 'ste "classi deboli" hanno proprio tutti i vizi, nessuno escluso....
>>
>> Magari quelli che escono dalle superiori sono dei
>>cialtroni ignoranti e basta...

magari, no.

Risposta inviata da: Marco O. dallo zero finale della congettura di Riemann
Data: 09 Feb 2010, 12:01
Re: L'università ritorna un lusso per pochi

On 8 Feb, 22:42, a...@freemail,it wrote:

> >>per poi andare a fare cosa?
>
> >Lo stesso lavoro ma con stipendio aumentato per via legale o
> >sindacale.
>
> dici niente!

Per 100 Euro di aumento non ne vale la pena.

M.

Risposta inviata da: mandor
Data: 09 Feb 2010, 12:40
Re: L'università ritorna un lusso per pochi


> Ho limpressione che le "classi deboli" abbiano piu' facilita' a
> trovare lavoro. Tanti si iscrivono e poi abbandonano appena hanno
> trovato lavoro.

è vero è quello che sento dire da molti.
Quelli che conosco che hanno abbandonato l'hanno fatto spesso perché i
ritmi di lavoro erano troppo elevati e non per via delle tasse.

> Se le "masse" fossero interessata all'"alta formazione" studierebbero
> di piu' gia' nelle secondarie.
> Tanti adorano essere ignoranti.

molti si iscrivono all'università per cazzeggiare e rimanere a casa dai
genitori. Altri si iscrivono solo per avere un titolo da esibire. In
pochi si iscrivono perché veramente interessati ad accrescere la cultura.


> A volte preferiscono il non laureato, spesso meno presuntuoso e piu'
> disposto ad imparare.

è vero


> ?? La laurea quinquennale e' addirittura diventata piu' facile della
> vecchia quinquennale. S'informasse...
> Infatti

infatti è quello che ho sentito pure io.


> Gia', a volte le "classi deboli" sono interessate al risultato
> economico piu' di quelle forti.

verissimo


> Lo stesso lavoro ma con stipendio aumentato per via legale o
> sindacale.
ma a volte è molto difficile e il gioco non vale la candela.


> Pagare un minimo di tassa dovrebbe servire anche a far capire che
> l'Uni e' una cosa seria e andrebbe sfruttata per studiare, non per
> comprare un titolo. Secondo me dovrebbero anche rimettere la "tassa
> ripetizione esame", andata in cavalleria dal 68.

magari! comunque da quando c'è il nuovo sistema credimi pochi ripetono
gli esami. Che farsa!


> I "requisiti" fissati sono quelli giusti? Qualche anno fa (so io dove)
> c'e' stato una invasione di borsisti che si sono rivelati ben peggiori
> degli studenti ordinari. Tanto tempo fa c'erano i greci: da loro c'era
> il numero chiuso ed a chi non poteva entrare da loro davano una borsa
> per l'Italia (era una "riparazione di guerra").
>
casi simile ne conosco anch'io tanti purtroppo.

Risposta inviata da: xyxyxyxyxy
Data: 09 Feb 2010, 17:03
Re: L'università ritorna un lusso per pochi

On Tue, 09 Feb 2010 11:40:13 GMT, mandor <mandor@XXX,com > wrote:


>> Lo stesso lavoro ma con stipendio aumentato per via legale o
>> sindacale.
>ma a volte è molto difficile e il gioco non vale la candela.
>
In certo posizioni basta una laurea qualunque (non legata al lavoro),
e ormai le piazze dove mancano lauree troppo facili sino poche.

>> Pagare un minimo di tassa dovrebbe servire anche a far capire che
>> l'Uni e' una cosa seria e andrebbe sfruttata per studiare, non per
>> comprare un titolo. Secondo me dovrebbero anche rimettere la "tassa
>> ripetizione esame", andata in cavalleria dal 68.
>
>magari! comunque da quando c'è il nuovo sistema credimi pochi ripetono
>gli esami.
>
Dipende dalle sedi e dai corsi. Per esempio in corsi con troppi
studenti ed esami solo scritti ripetono finche' non riescono a
copiare.
Il punto e' che di solito neppure si verbalizzano gli esami falliti (e
credo che la cosa sia illegale) da quando si sono messi a fare ricorsi
per nulla. Un ricorso e' sempre una seccatura...




Risposta inviata da: Weintraub
Data: 09 Feb 2010, 15:21
Re: L'università ritorna un lusso per pochi


> La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando - dopo il boom a
> cavallo del 2000 - le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a
> scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del
> 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O,
> almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per
> cento dei diplomati) si iscrivevano all'università. Oggi siamo sprofondati
> in basso: all'ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei
> ragazzi dei 19enni e nemmeno il 60 per cento di chi ha superato l'esame di
> maturità.
>

Ringraziamo il cielo e speriamo che la tendenza continui! D'altra
parte, come certificano diverse ricerche, avere una laurea attualmente
non è un investimento che rende perchè il differenziale in termini di
stipendio tra un diplomato ed un laureato è troppo basso. Al
contrario, disporre di una laurea può essere un handicap nella ricerca
del posto di lavoro visto che le aziende spesso preferiscono assumere
i diplomati (per moltissimi profili è meglio un buon perito con una
solida preparazione tecnica concreta che un ingegnere neolaureato,
magari proveniente dal classico, che non sa neppure usare uno
strumento di misura). IMHO abbiamo troppi laureati e troppi diplomati
capaci solo di sventolare pezzi di carta dietro ai quali non c'e'
nessuna o quasi competenza concreta: meglio pochi ma buoni.

Sol












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