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Titolo discussione:

C. Thiede l'autore di "E MATTEO SUBITO SCRISSE" (Ed. PM)

Risposta inviata da: Rafminimi13
Data: 27 Ago 2007, 09:25
C. Thiede l'autore di "E MATTEO SUBITO SCRISSE" (Ed. PM)

C. Thiede è l'autore di "E MATTEO SUBITO SCRISSE" (Ed. PM), che non riesco a
trovare e che sembra fuori catalogo.
Qualcuno mi può far avere notizie su come procurarselo?
Grazie
lm
----- Original Message -----
From: "donquixote" <donquixote@tiscalinet.it>
Newsgroups: it.cultura.cattolica
Sent: Tuesday, August 21, 2007 3:54 PM
Subject: Scrittori pagani confermano la storicità dei Vangeli


> Il Timone
> Due testimoni della storicità dei Vangeli
> Ilaria RAMELLI
> Si può confermare la credibilità storica dei Vangeli.
> E affermare la loro composizione anteriore all'anno 70.
> Le prove in alcuni romanzi antichi.
> Petronio era consigliere di stile di Nerone; cadde in disgrazia nel 65 e
fu
> costretto al suicidio, come vari Stoici perseguitati dal tiranno, le cui
> morti esemplari Petronio parodiò con la propria. Era infatti maestro di
> parodia, di cui riempì il Satyricon, scritto in quel 64 che vide la prima
> persecuzione: Nerone fece ricadere la colpa dell'incendio di Roma sui
> Cristiani, già invisi al popolino per i loro presunti crimini,
infanticidio
> e incesto, derivati dal fraintendimento dell'eucaristia e dell'usanza
> cristiana di chiamarsi «fratelli». I Cristiani, già numerosi a Roma,
furono
> uccisi in modo spettacolare, destando commiserazione anche tra i pagani,
> secondo Tacito. Petronio allora affiancava Nerone e stava scrivendo il suo
> romanzo, il Satyricon, in cui allude chiaramente all'incendio. E sembra
> alludere anche ad episodi evangelici e ai Cristiani, che non poteva non
> conoscere.
> 1) L'unzione di Betania sembra parodiata ove il parvenu Trimalcione, in un
> contesto conviviale, prende del nardo e ne cosparge i convitati in
> prefigurazione del suo uso funebre sul proprio corpo alla sepoltura.
> Similmente, Gesù ci dice che la donna che lo ha cosparso di nardo ha
> preparato il suo corpo alla sepoltura. I due passi sono gli unici in tutta
l
> 'antichità in cui il nardo è usato in un contesto conviviale in
> prefigurazione del suo uso funebre. Inoltre, Trimalcione per una
predizione
> è convinto di avere ancora molti anni da vivere: perché insiste sulla sua
> morte come imminente? Con un riferimento al Vangelo si spiegherebbe.
> 2) Il canto del gallo che denuncia il tradimento di Pietro e annunzia il
> giorno della morte di Gesù sembra parodiato nella scena in cui il canto di
> un gallo, nel mondo classico sempre considerato segno positivo, è invece
> ritenuto annuncio di una sciagura mortale - unico caso in tutta la
letteratu
> ra classica insieme al Vangelo - e il gallo è detto index, denunciatore.
> 3) L'Eucaristia è parodiata ove il protagonista si finge possessore di un
> bene prezioso che lascerà a quanti taglieranno il suo corpo in parti e ne
> mangeranno al cospetto di tutti. Analogamente, i Cristiani sin dalle
origini
> mangiavano con l'Eucaristia il corpo di Cristo frazionando il pane in
parti
> al cospetto della comunità, per entrare in possesso dell'eredità più
> preziosa, la vita eterna donata da Cristo.
> 4) La crocifissione e la resurrezione sembrano parodiate ove tre uomini
sono
> crocifissi da un governatore di provincia e i loro cadaveri, come quello
di
> Gesù, sono custoditi dai soldati perché nessuno li trafughi. Ma il terzo
> giorno uno è portato via e sostituito con un altro, al che Petronio deride
i
> creduloni ammirati davanti all'improvvisa rianimazione di un defunto.
> Le vicinanze con i Vangeli sono impressionanti. Il romanzo contiene anche
> una chiara parodia del Giudizio di Salomone, e il nome di Trimalcione,
> durante la cui cena avvengono tre degli episodi descritti, è semitico:
«tre
> volte re», «re per eccellenza».
> Anche lo scrittore greco Caritone di Afrodisia sembra avere scritto il suo
> Romanzo di Calliroe poco dopo la metà del I sec.: l'ultimo suo editore, B.
> Reardon, come C. Thiede, data il romanzo non dopo il 62, quando lo stoico
> Persio lo cita alla fine della sua satira I: «Dopo pranzo ti do la
> Calliroe».
> Afrodisia, in Caria, era vicina a zone di antica evangelizzazione, il che
> rende possibile una conoscenza del cristianesimo, che alcune scene del
> romanzo sembrano presupporre.
> Colpiscono quelle della crocifissione di Cherea e della morte apparente di
> Calliroe. Cherea è condannato da un governatore, porta la sua croce, non
si
> ribella né accusa nessuno, e dalla croce è poi invitato a discendere con
l'
> identica forma verbale greca usata anche per Gesù. Il terzo giorno dalla
> presunta morte della giovane protagonista Calliroe, Cherea giunge alla
tomba
> all'alba, con libagioni, ma trova le pietre rotolate via dall'ingresso e
> prova smarrimento (aporia), lo stesso termine usato da Luca per le pie
donne
> al sepolcro, come pure l'incredulità di fronte al fatto paradossale è
anche
> nei Vangeli. La Fama, come nunzio (aggelos), vola a dare notizia; tutti
> accorrono ma Cherea non osa entrare prima del padre di Calliroe, come
> Giovanni, che nel Vangelo non entra nel sepolcro prima di Pietro; la tomba
è
> incredibilmente vuota e, mentre alcuni parlano di trafugamento, Cherea
> proclama la divinizzazione e assunzione in cielo della fanciulla. Inoltre,
> il riconoscimento finale di Calliroe, tornata in vita, avviene grazie alla
> voce, come quello di Gesù da parte della Maddalena.
> Altre affinità di pensiero con il cristianesimo sono interessanti: il
valore
> della castità, della vita, la dignità degli schiavi, etc.
> Petronio e Caritone alludono anche al trafugamento di cadavere, di cui
erano
> accusati i Cristiani nei primi decenni, come attesta Mt 28. A questa
accusa
> sembra connesso l'Editto di Nazareth, in cui l'imperatore (Nerone) commina
> la morte ai profanatori di tombe, una colpa usualmente punita solo con una
> multa: l'editto è probabilmente rivolto contro i Cristiani, tanto più se
si
> intende che i trasgressori sarebbero stati sottoposti «ad un processo
> relativo alla religione per un culto reso a un essere umano»: ciò si
adatta
> al cristianesimo, che dal 35 era fuori legge per un senatoconsulto sotto
> Tiberio, che tuttavia aveva posto il veto alle accuse anticristiane,
> impedendo una persecuzione che scoppiò solo nel 64 per volere di Nerone e
di
> cui Petronio era al corrente. Il Vangelo di Marco sarebbe così databile a
> prima del 64, come sostiene l'antica tradizione del II sec. e come
suffraga
> 7Q5, il probabile frammento marciano che si può collocare prima del 70 su
> base archeologica e agli anni 50 su base paleografica. Infatti, l'Editto
> sembra indicare la volontà di Nerone, con la «svolta» del 62, di colpire i
> Cristiani, sia in quanto adoratori di un uomo, sia in quanto presunti
> trafugatori di cadavere, secondo l'accusa fatta circolare dai Giudei e
> probabilmente riflessa in entrambi i romanzi di Petronio e di Caritone;
ora,
> il primo è certamente databile a prima del 65, e il secondo molto
> probabilmente circolava in età neroniana (54-68 d.C.)
> I riferimenti ai Vangeli e ai Cristiani in autori dei primi anni Sessanta
> del I sec., o anteriormente per Caritone, contribuiscono a sostenere la
> datazione alta dei Vangeli: la loro stesura avvenne dunque mentre erano
vivi
> i testimoni oculari degli eventi della vita di Gesù, che avrebbero potuto
> smentire eventuali falsificazioni.
> I romanzi antichi, pur composti anche da autori che, come Petronio,
sembrano
> deridere i Cristiani, parrebbero suffragare la storicità dei Vangeli.
>
>
>
>






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