Lavoro agile, cos’è e come viene regolato in Italia

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Ti è mai capitato di sentir parlare di lavoro agile? Questo nuovo concetto di metodo lavorativo è stato introdotto in Italia da pochi mesi ed ha la peculiarità di permettere ad un dipendente che scelga questa modalità di contratto, di lavorare fuori dalla sede aziendale tramite strumenti messi a disposizione dall’azienda stessa. In questo articolo approfondiremo le caratteristiche che lo contraddistinguono.

Il Decreto di legge che parla del lavoro agile è l’articolo 18 del DDL n. 2233-B ed enuncia che: La prestazione resa in modalità “agile” dovrà avvenire in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa, ed entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, quindi a parità di retribuzione, donne e uomini possono lavorare alcuni giorni fuori dai luoghi aziendali.

Si può estendere il concetto di lavoro agile anche verso le Pubbliche Amministrazioni (art. 1 c.2. dlg.s. n. 165 del 2001).

L’intesa relativa  alla modalità di lavoro agile viene siglata per iscritto e pianifica ogni aspetto dell’esecuzione lavorativa svolta all’esterno dell’area aziendale. In questo modo, si disciplina, anche l’esercizio del potere direttivo del datore nonché le procedure di utilizzo della strumentazione concessa in gestione al lavoratore e le modalità di disconnessione da tali strumentazioni una volta conclusasi la fascia lavorativa giornaliera. Inoltre l’accordo individua le condotte che danno luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari.

Si tratta in pratica di un comune contratto lavorativo, che può essere infatti applicato sia in maniera determinata che indeterminata, ma col vantaggio di una certa libertà per il dipendente non più strettamente vincolato all’ufficio o alla sede aziendale. Le opportunità di questa nuova dinamica lavorativa sono quindi molte e siamo certi che molte aziende italiane ne sapranno fare buon uso.

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