Fallimento imprese: si torna a livelli pre-crisi

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I recenti dati sul fallimento delle imprese riportano l’asticella sempre più vicino a livelli pre-crisi, considerati “nella norma”. Non siamo ancora tornati al 2007, suggeriscono gli analisti, ma la direzione è quella giusta e mancano davvero pochi punti percentuali per tornare in quella che era la normalità prima che la più grande crisi economica dei tempi moderni colpisse tutto il mondo causando decine di migliaia fra fallimenti, default e chiusure volontarie.

Le aziende italiane hanno passato davvero 10 anni terribili dettati dall’assenza di lavoro e dall’impossibilità di pagare fornitori e stipendi degli operari spingendo, nei casi più gravi, i proprietari anche a gesti estremi. Il temporale però sembra effettivamente passato ed il sole comincia a fare timidamente capolino, a dircelo sono gli ultimi dati rilevati dal rapporto del Cerved. Scendendo nel dettaglio si possono notare 3 componenti chiave verso la positività:

  • La prima: l’avvio delle procedure fallimentari ha riguardato da gennaio 6.300 imprese, pari al 15,6% in meno rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno. Il valore assoluto riporta «i fallimenti ad un livello in linea con quelli osservati nel periodo 2001-2006»;
  • La seconda componente è quella relativa alle procedure concorsuali non fallimentari: 822 quelle aperte da inizio anno, con un calo tendenziale del 16%. In questo contesto i concordati preventivi proseguono l’arretramento deciso già marcato nei precedenti report, con un -31,7%;
  • La terza componente, la più consistente, è quella che riguarda le liquidazioni volontarie: «Si stima – fa presente il Cerved – che siano 29mila le società liquidate, in calo del 2,5% rispetto all’anno precedente. Con questa riduzione le chiusure volontarie d’impresa toccano il livello del 2008».

Che sia finalmente giunta l’ora di dire addio al fallimento delle imprese e tornare a respirare una nuova aria di speranza? Gli esperti ci vanno cauti ma i numeri sembrano spingere finalmente in quella direzione, non ci resta quindi che vedere cosa ci porterà il futuro.

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